Inauguriamo questa rubrica perché crediamo che il blending, se fatto ad arte, porti a quel tipo di “sana mescolanza” in grado di dare nuova linfa ad un prodotto, sia nell’universo gastronomico che in altri ambiti.

Per cominciare il nostro viaggio attraverso le varie forme in cui può esprimersi l’arte del blending, abbiamo preso in esame un alimento molto apprezzato dagli amanti della buona cucina e anch’esso, proprio come l’olio, soggetto a questa pratica: il vino. E un caso interessante in questo campo ce lo offre il mondo delle bollicine grazie al cuvée.

Con questo termine francese si indica la miscela di vini e vitigni diversi, in proporzioni differenti, che vengono uniti per ottenere un nuovo vino di maggiore qualità. Nella regione della Champagne, ad esempio, le grandi case (di produzione) riescono ad ottenere bollicine di sapore e qualità costante solo assemblando vini ricavati da tre vitigni diversi di vigneti diversi e, soprattutto, provenienti da vendemmie diverse. Questo perché, a causa della latitudine del luogo, non sempre le uve di quella zona giungono a perfetta maturazione.

Facile desumere che per ottenere un buon cuvée, l’abilità dell’enologo è fondamentale: è lui che deve saper trovare la miscela giusta capace di dare al prodotto finale un sapore armonico e delicato. Inoltre, poiché ogni vendemmia è unica, la formula di una particolare miscela non è mai sempre la stessa: bisogna saper variare le proporzioni e valutare ogni volta quale sia il giusto equilibrio per un risultato finale eccellente.